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Binge eating: cos’è, sintomi e quando chiedere aiuto
Novembre 1, 2026
Published by Elida on Ottobre 30, 2026
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  • Uncategorized
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Quando il rapporto con il cibo diventa un problema, spesso non basta una dieta. Si segue il piano per qualche settimana, poi arrivano la fame nervosa, le abbuffate, il senso di colpa, e si ricomincia da capo. È in questi casi che può essere utile rivolgersi a una psicologa nutrizionista.

Che cosa fa una psicologa nutrizionista

Sono iscritta all’Albo degli Psicologi del Lazio e sono biologa nutrizionista. Significa che posso occuparmi insieme di due aspetti che di solito restano separati: cosa si mangia e perché si mangia. Il percorso parte da un colloquio in cui ascolto la tua storia con il cibo, le abitudini, le emozioni che accompagnano i pasti. Quando serve, affianco al lavoro psicologico un piano alimentare costruito sulle tue esigenze e sulla tua vita reale, non su uno schema uguale per tutti.

Quando può essere utile rivolgersi a una psicologa nutrizionista

  • Mangi quando sei ansiosa, triste o annoiata, anche senza fame fisica (fame emotiva o “fame nervosa”).
  • Hai episodi in cui mangi grandi quantità di cibo con la sensazione di perdere il controllo, seguiti da vergogna o senso di colpa. Nel DSM-5-TR, il manuale diagnostico dell’American Psychiatric Association, il disturbo da alimentazione incontrollata (binge eating) viene descritto con abbuffate ricorrenti, in media almeno una volta a settimana per tre mesi. Solo uno specialista può valutare se si tratta di un disturbo.
  • Hai perso peso più volte e lo hai ripreso (“effetto yo-yo”).
  • Stai valutando o hai fatto un intervento di chirurgia bariatrica (sleeve gastrectomy, bendaggio, bypass) e vuoi un supporto per il prima e il dopo.
  • Stai vivendo una malattia, per esempio oncologica, che ha cambiato il tuo rapporto con il corpo e con il cibo.
  • Senti che il cibo occupa troppi pensieri durante la giornata.

Disturbi alimentari: perché un approccio integrato

Le linee guida NICE (NG69, 2017) sui disturbi dell’alimentazione raccomandano trattamenti psicologici specifici, come la terapia cognitivo-comportamentale, con un’attenzione condivisa anche agli aspetti nutrizionali e fisici. Un lavoro in cui psicologia e nutrizione si parlano evita di curare il sintomo senza capire cosa lo mantiene.

Chirurgia bariatrica: la valutazione psicologica

Prima di un intervento bariatrico è prevista una valutazione psicologica, utile a conoscere la persona, le sue aspettative e le sue risorse, e a preparare il percorso. Le raccomandazioni internazionali (Sogg, Lauretti e West-Smith, 2016) descrivono come condurla. Dopo l’intervento il supporto può continuare, per esempio quando il peso risale o cambiano le abitudini a tavola.

Come funziona il primo colloquio

Il primo incontro serve a conoscerci: ti chiedo di raccontarmi cosa ti ha portata qui, cosa hai già provato e cosa vorresti cambiare. Insieme decidiamo se e come proseguire. Ricevo a Roma e online, anche da fuori città. Le tariffe vengono comunicate al momento della prenotazione.

Prenota un primo colloquio

Scrivimi su WhatsApp al 335 689 8371 per fissare un appuntamento.

Le informazioni di questa pagina hanno scopo divulgativo e non sostituiscono la valutazione di un medico o di uno specialista.

Leggi anche: Come funziona il percorso e domande frequenti

Bibliografia

  • American Psychiatric Association. Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders, Fifth Edition, Text Revision (DSM-5-TR). Washington, DC: APA; 2022.
  • National Institute for Health and Care Excellence. Eating disorders: recognition and treatment (NG69). 2017.
  • Sogg S, Lauretti J, West-Smith L. Recommendations for the presurgical psychosocial evaluation of bariatric surgery patients. Surg Obes Relat Dis. 2016;12(4):731-749. doi:10.1016/j.soard.2016.02.008
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